Le Specchie derivano dal latino Speculum, usato per indicare un punto di avvistamento. Sono come collinette artificiali realizzate con pietrame di varie dimensioni. Alcune hanno un diametro tra i 10 e i 15 metri e un'altezza di circa 4 metri.
Le grandi specchie sono presenti per lo più vicino alla costa e sono collocate su delle alture in modo tale da avere una visuale privilegiata, per tenere costantemente sotto controllo il litorale e il mare. Avevano, molto probabilmente, una doppia funzione: di luoghi di culto, tombe di guerrieri, ma anche di punti di avvistamento, perché le collinette artificiali sono state realizzate in punti del terreno già a quota più alta rispetto all'area circostante.
La Specchia dei Mori, vicino Martano , domina da un'altura la pianura che si estende fino alla costa adriatica, visibile ad una distanza di circa quindici chilometri e proprio in queste vicinanze passa l'antica via romana Traiano-Calabra, che univa Brindisi a Otranto. In prossimità di questa grande specchia, sono stati scoperti frammenti di vasellami, punte di frecce e asce.
Altre specchie sono presenti a Taurisano, Zollino, Ruffano, Martano e Presicce.
Altre tipiche costruzioni a secco sono le Paiare (dette furni o pagghiari o caseddhi), sono stati utilizzati come ripari temporanei o giornalieri dai contadini.
Le paiare sono di forma troncopiramidali e troncoconiche, sono composte da pietre che vengono sistemate ad incastro, con il graduale restringimento del raggio della copertura, fino a chiudere con un masso più o meno grande, che funge da chiave di volta, su cui spesso è inciso l'anno di costruzione.
Si sono evolute arricchendosi di nicchie interne, che diventano focolari, di scale esterne, ricavate dallo spessore della muraia, che veniva utilizzata per seccare al sole, fichi, peperoni ed altri alimenti, e anche per la manutenzioni del tetto. Sistemati sui confini per non togliere spazio alle colture.


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