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Gagliano del Capo

La Chiesa Madre fu edificata tra il 1574 ed il 1608. Al  XIX sec. risale invece la costruzione dell

Gagliano del Capo dista 62 Km da Lecce ed è situato all'estremo sud della penisola salentina ed ha come frazioni: Arigliano e San Dana.

Si adagia nell'avvallamento delimitato dalle sue alture denominate 'Monte Tumasi' e 'Monticelli'.

Il toponimo di Gagliano è di derivazione latina, infatti secondo la tradizione sembra che questa terra fosse appartenuta a un soldato romano di nome Gallo; lo stemma comunale invece rappresenta un gallo che si azzuffa con una biscia.

Il paese, un tempo cinto di mura, di cui oggi resta solo il ricordo, era il rifugio degli abitanti di Leuca e degli altri casali costieri, ogni qualvolta che questi erano presi di mira da pirati e corsari che arrivavano dal mare; quando poi Leuca e Vereto furono distrutti definitivamente dai saraceni gli scampati si stabilirono nel paese contribuendo alla sua crescita ed al suo sviluppo.

Nel VI secolo Gagliano fu occupata dai Greci e per tre lunghi secoli fu sotto il loro dominio, assorbendone usi, costumi religione.

Carlo I D'angiò diede il paese in feudo a Guglielmo Brunella, il seguito appartenne alla famiglia Castriota Scanderbech.  Ultima feudataria fu Laura Guarini, principessa di Cassano.

Nel 1806 con la caduta del feudalesimo, Gagliano ottenne l'autonomia comunale.

 Il paese offre uno spettacolo indescrivibile formato dai muri a secco, le paiare, i rugosi ulivi secolari ed un mare incontaminato con la costa rocciosa.

Proseguendo sulla litoranea verso Leuca, si incontra il canale del Ciolo (in dialetto Ciola=Corvo) che si collega con il centro attraverso un sentiero solitario e suggestivo.

 

Tutto intorno alla chiesa si estende una antica area sepolcrale. Qui è visibile la Colonna Immacolata, eretta dalla omonima confraternita nel 1825.


La Chiesa dell

La Chiesa Madre fu edificata tra il 1574 ed il 1608, sulla facciata esterna è da notare il cinquecentesco finestrone.

Al sec. XIX risale la costruzione dell'orologio e del campanile. L'interno è caratterizzato da una volta a botte e da nove altari tra cui quello del Carmine, delle Anime Sante e di San Rocco.
Presenti anche le tele a olio che commemora la battaglia di Lepanto, le Anime Sante di Oronzo Tiso, la Vergine del Carmine di Paolo Lillo.

La chiesa è stata anche luogo legato al culto dei morti: infatti sotto il pavimento sono ubicate ben sedici sepolture, in cui sono state inumate persone defunte dal 1616 al 1856.

La Chiesa dell'Immacolata, invece, è stata eretta nel 1860 e sorge sulle antiche rovine di una cappella dedicata a Sant'Angelo; meritano attenzione il pavimento in mosaico, la scultura in pietra della Vergine e l'organo.

Tutto intorno alla chiesa si estende una antica area sepolcrale. Qui è visibile la Colonna Immacolata, eretta dalla omonima confraternita nel 1825.


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