10 modi di dire salentini tipici (e simpatici)

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Siamo colonie.
Ci trovate a Bologna, così come a Roma, Milano, Londra, Bruxelles.
Essere salentini non significa di certo viaggiare in tandem solo con amici della stessa regione, ma c’è qualcosa di davvero inspiegabile che ci porta, anche in città immense e sconosciute, ad aggregarci, anche a nostra insaputa.
Sarà quella voglia di caffè che ci spinge fuori dalle metro alla ricerca del bar che possa avere il Quarta, o del negozio del leccese che ha aperto per rivendere rustici salentini anche nel cuore di Milano, a farci ritrovare.
Fatto sta che un salentino con la valigia ha sempre, tra i suoi amici, altri salentini. Data la disinvoltura nell’estendere a macchia d’olio le conoscenze, la colonia salentina ha, però, sempre e comunque una cerchia che comprende gli autoctoni del luogo in cui si insedia, con cui capita di confrontarsi verbalmente in diverse situazioni.
Da qui l’insorgere di circostanze comiche, buffe e, talvolta, imbarazzanti, considerando il fatto che viene spesso spontaneo abbandonarsi a modi di dire e fare tipici del salentino, espressioni e atteggiamenti che dal punto di vista di un milanese, londinese o belga suoneranno sempre come “bizzarri”, se non incomprensibili totalmente.

Da qui l’idea di questo decalogo, che non ha la pretesa di poter annoverare la vastità di espressioni e atteggiamenti salentini, considerando la moltitudine in cui si declinano a secondo dei vari paesi (Lecce e provincia), ma di offrire una sorta di ancora di salvezza per chi non sia avvezzo al gergo. Tra le altre cose, se state programmando una vacanza nel Salento e avete voglia di scoprire qualcosa di più di questa terra e dei suoi abitanti, date un’occhiata anche a questo articolo.

Espressioni

1) “Sabato sto andando al Karma a ballare”.

Nulla di strano, penserete. In realtà nulla di strano solo per i salentini, considerando che la perifrasi progressiva esprime un’azione che si svolge in un determinato momento. Perciò se siete circondati da amici non salentini abituati a pianificare l’uscita al Karma una settimana prima, questi vi diranno: “Sabato andremo al Karma”, enfatizzando il futuro.

2) Pocca

Eccolo lì. Capita a chiunque, soprattutto all’inizio, appena atterrati in terra straniera: uscirà un “pocca” gratuito, come se foste convinti di interloquire con un vostro amico stretto, con vostra zia, vostra nonna. E spiegare il significato, abnorme ed eclettico che assume  questa piccola parola sarà difficile come il sudoku di Inkala.
In realtà si crede che etimologicamente derivi dal termine latino “pauca” (poco, poche cose), e che nelle frasi venga utilizzato per confermare ciò che viene detto da un interlocutore o, al contrario, per negarlo con ironia. Facciamo un esempio per spiegare meglio: supponiamo che vi si dica “Che bel lavoro hai trovato!” e che voi siate convinti che sia il peggiore del mondo, potrete dire, con enfasi “Pocca!!!”. Più chiaro adesso? Uhm, forse! 🙂

NB può essere utilizzato anche come “capoca, o capocca”

3) Mèna

Immaginate la parola in bocca a qualsiasi altra persona che non sia un salentino doc. Cosa vi fa venire in mente immediatamente? Una clava, una mano spalancata pronta a tirare uno schiaffo, un pugno…bene, tranquilli, nulla di tutto questo. Mèna per un salentino è una semplice (semplice?) esortazione a muoversi, sbrigarsi, un invito alla celerità. Perciò, se avete un appuntamento e arrivate tardi è molto probabile che vi venga detto “mèna”: voi non dite nulla, affrettatevi e basta!

4) Nu fiuru

In realtà questa è tra le espressioni che più si avvicinano all’oggetto in questione, cambia solo l’accezione che il termine “nu fiuru” assume nel contesto.
Anche qui l’ironia fa da sovrana, perchè spesso “nu fiuru” viene utilizzato in modo scherzoso per affermare ed enfatizzare l’esatto contrario. Facciamo un esempio per semplificare la vita: all’espressione “Come sei bella!” le donne più simpatiche risponderanno, un po’ per modestia, un po’ perchè convinte del contrario, “nu fiuru, proprio!”. Facile no?

5) Ca llora!

Termine che richiama il significato di “ca pocca”, anche questo viene utilizzato spesso come rafforzativo. “Viene Manuela a pranzo?”. Risposta. “ca llora”!

6) Muttura
In Salento fa caldo, caldissimo. Quel che rende le estati, ma non solo, davvero insopportabili è l’umidità, anche detta “muttura”.Quando si arriva a utilizzare il termine significa spesso che:

  1. panni e pavimenti asciugano in tempi biblici
  2. i capelli, anche freschi di piega, tenderanno sempre a elettrizzarsi e a disordinarsi
  3. il livello di umidità è insopportabile

 

7) Citti

Immaginate la scena: avete organizzato una super cena, c’è chi è impegnato a cucinare e chi segue l’arrosto in forno, chiacchierate senza nascondere che avete una fame immane. Finalmente vi accorgete l’arrosto è cotto e intervenite con un: “citti, citti,è pronto!”. Letteralmente “citti” significa “zitti”, ma viene spesso utilizzato con accezione ironica, per creare attesa, per preannunciare qualcosa.

 

8) Nu toccu

Tra le espressioni più buffe e quelle, soprattutto, più canzonate da chi non è abituato ad utilizzarle, c’è senza dubbio “nu toccu!”. Bella perchè corposa, con un suono pieno, che può essere tanto deciso (NU TOCCU!), quanto strascicato quando si vuole dare maggior enfasi (tooooooocccuuuuuu…). Un’espressione, ancora, che si adatta a diversi avvenimenti e abbraccia sdegno, approvazione, meraviglia, ma che viene più spesso utilizzata quando cade qualcosa per terra, che si rompa o meno.

9) Mannacarella/mannacaricchia

Mannaggia è un’imprecazione popolaresca, che equivale a una maledizione. “Mannacarella” o “mannacaricchia” sono due estensioni salentine del termine che vengono utilizzate per smorzare un po’ i toni e sminuire l’invettiva.

10) Mele

Non è necessario recarsi dal fruttivendolo o al supermercato per sentire il termine mele. Un modo dolce, gentile addirittura, a cui si ricorre soprattutto in presenza di bambini.
“Mele”, sta per miele e segue sempre a un sonoro ruttino post prandiale. Un modo come un altro per augurare salute al piccolo.

Il dialetto salentino, come avrete potuto notare, è ricco di espressioni colorite e dense di significato. Tra le bellezze di questa terra c’è proprio un amore spassionato verso questo idioma, tanto antico, quanto articolato, che gode delle influenze linguistiche derivanti dai popoli che lo hanno abitato nel corso degli anni, dai messapi, ai francesi, agli spagnoli.
Per questo non troverete mai alcun salentino, giovane o anziano che sia, che non abbia dimestichezza con questa lingua che, per quanto buffa possa talvolta risultare, resta un elemento caratterizzante di ogni persona che proviene da questa meravigliosa parte di sud.

 

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