5 cose (anche bizzarre!) da sapere prima di venire in vacanza in Salento

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Donne salentine (olio su tela) www.salvatoremalorgio.it

Donne salentine (olio su tela) www.salvatoremalorgio.it

Lo confessiamo, non potevamo non farlo.
Complice il caldo soffocante, complice la gran voglia di vacanza, è venuto di getto scrivere quest’articolo. Sarà che da autoctoni si è così abituati alla nostra terra da non guardare quasi più con occhi nuovi quello che abbiamo attorno, sarà che i turisti e il loro entusiasmo riescono sempre a trascinarci e destarci dal torpore, ma ci sono cose che una volta giunti in Salento dovrete assolutamente sapere per poterle sperimentare, apprezzare, vivere. Può essere che alcune di queste le troverete bislacche, alcune magari vi faranno storcere il naso, altre sorridere e ringraziare, ma vi possiamo assicurare che ognuna è un’esperienza da riporre nel cassetto dei ricordi, da raccontare o decantare addirittura.

 

1) Il cocomero

Il cocomero prima della raccolta (fonte foto http://floranelsalento.blogspot.it/)

Il cocomero prima della raccolta
(fonte foto http://floranelsalento.blogspot.it/)

Lo sappiamo, quando si parla di cocomero l’immaginario nazional-collettivo ha in mente un frutto estivo grosso, rotondeggiante, succoso, l’ideale per trovare refrigerio nelle giornate calde e afose.
Ebbene, una volta in Salento scoprirete che il cocomero può essere anche altro! O, meglio ancora, l’anguria è l’anguria, il cocomero è il “cummarazzo” (termine che troverete poi declinato nelle varie serie e combinazioni di vocali a seconda delle aree locali in cui vi trovate), in italiano, ancora, “meloncella”, un ortaggio freschissimo e impossibile da descrivere se non si è mai visto e assaggiato almeno una volta.
Tantissime persone una volta visto, o ancor prima di addentarlo, hanno provato a paragonarlo a un classico (e banalissimo, aggiungerei!) cetriolo, ma vi possiamo assicurare che siamo fuori strada: i cocomeri sono varietà esclusive del Salento e si consumano in estate, la buccia è ruvida e ricoperta da una lieve peluria, l’interno è sodo, croccante, tanto da essere mangiato crudo in insalata o direttamente dopo i pasti a mo’ di frutta. Ecco, una volta qui acquistateli, fatevi consigliare dai nostri fruttivendoli, assicuratevi che non abbiano la buccia raggrinzita (segno che non sono poi così freschi). Assaggiateli e vedrete che dolcezza, una bontà che non costa assolutamente tanto, che vi consente di fare scorta di vitamina A e C, ma che vi aiuta ad affrontare anche il caldo afoso della nostra terra.

2) Frisa con le mani

La frisa salentina

La frisa salentina. Foto di Angelo Arcobelli, Pinterest

Se il galateo, in effetti, dice che non si mangia quasi nulla (nulla! nulla!) con le mani, una volta in Salento vi consigliamo di fare uno strappo alla regola e di non pensare alle buone maniere (con moderazione, ovviamente e limitatamente a quel che vi stiamo per dire n.d.r.) nel momento in cui vi si presenterà dinanzi l’occasione di gustare una frisa.
Croccante, condita nei modi più disparati, se la frisa godesse di vita propria una volta giunta in mano ai turisti quasi probabilmente proverebbe a convincerli che no, le posate, nel suo caso, sono davvero da bandire. Ci sono locali in cui addirittura vengono consigliati e seguiti i commensali non del luogo con un menù ad hoc, in cui sono riportate le istruzioni per la preparazione della frisa, dalla pratica definita di “sponzatura” (fase iniziale ed essenziale, che consiste nel bagnare e ammorbidire la prelibatezza) sino al primo morso, che deve avvenire rigorosamente con le mani. Una volta assaggiata capirete che non potrete più farne a meno e che, soprattutto, mangiarla con le mani la rende ancora più speciale. Se siete tra gli amanti del buon cibo e siete interessati a scoprire tutte le sagre paesane in cui degustare tanti prodotti tipici e caratteristici, leggete pure quest’articolo.

 

3) Ricci e telline

ricci

Ancora adesso, dopo anni di boom turistico, tra le cose che fanno sorridere i locali c’è l’entusiasmo assieme a quel senso di smarrimento, misto ancora a timore e voglia di scoperta che caratterizza i turisti che si ritrovano al mare davanti a un riccio.
Parliamo di ricci di mare, quelle specie marine che terrorizzano i più per via del fatto di essere completamente tempestati di aculei (tante volte finiti conficcati in talloni, mani, piante dei piedi), ma che incuriosiscono soprattutto quando ci si imbatte in autoctoni che in modalità “wild” cominciano ad aprirli uno dietro l’altro, ripulendo l’interno con pezzi di pane, facendo venire soprattutto una gran acquolina agli spettatori che assistono allo spettacolo. Ecco, se siete tra quelli più schifiltosi, provate a vincere il ribrezzo che un riccio, ma anche una tellina, possono farvi e ardite un assaggio: potrete sempre dire che non vi piacciono oppure, chi lo sa, potrete innamorarvene!

 

4) Ape 50

ape

Certo il Salento ha il mare, ha un sole pieno, caldo, ha una splendida terra rossa, smossa e profumata, ha ulivi rigogliosi e secolari, ma c’è un’altra cosa che caratterizza il Salento, e che abbiamo l’obbligo e il dovere morale (!) di decantare: l’Ape 50.

Un veicolo commerciale piccolo, versatile, dal retrogusto vintage e nostalgico, un mezzo di trasporto che, imparerete, vi si piazzerà davanti proprio in una strada con striscia continua e proprio il giorno in cui avrete più fretta.
Ma poichè in vacanza si presume che tutti i ritmi siano più lenti e rilassati utilizzate questo lungo lasso di tempo in cui siete in coda dietro a un bell’Ape 50 per scoprire che:

– quasi sempre ha una delle due frecce accese. La destra, la sinistra, poco importa. Quel che conta è che sino a che non vi renderete conto che la freccia non ha il valore simbolico che ha in tutto il mondo sarete sempre lì col piede sul freno, in attesa della tanto agognata svolta (che, tranquilli, non avverrà mai prima che voi arriviate a destinazione!).

– quasi sempre il vano posteriore ha un inquilino, anzi, più di uno. Un cane di grossa taglia, col pelo smosso dal vento e l’aria di un sexissimo James Dean (degli animali!), una motozappa e un tino sono condicio sine qua non perchè il conducente intraprenda il suo viaggio.

– se il cane non è dietro, spunterà con la lingua a penzoloni dal finestrino.

 

5) Ti offro un caffè, un rito

caffe-ghiaccio

Il salentino doc ha un rito, che si compie principalmente dinanzi a una tazzina di caffè consumato al bar. Posto che in estate il caffè tradizionale viene molto spesso e volentieri sostituito con la variante fredda -anche questa tipicamente salentina- che consiste nell’aggiungere cubetti di ghiaccio e latte di mandorla alla bevanda classica (qui potete trovare le modalità di preparazione), posto che è risaputo che qui al sud ci sia un gran senso di accoglienza, ospitalità e che la maggior parte delle cose viene fatta dal profondo del cuore,  il salentino doc se entra in un bar prima di un conoscente (ma anche due, tre, quattro), il caffè lo deve offrire.
Per cui se avete la fortuna di conoscere un abitante del luogo e di incappare, anche involontariamente, più volte al bar con lui nell’arco della stessa giornata, sappiate che probabilmente l’aumento della vostra frequenza cardiaca sarà direttamente proporzionale al consumo di caffè offerto (da lui!).
Ironia a parte, provate veramente a osservare come si svolgono le interazioni in un bar qualunque tra persone locali: vedrete che offrire oltre a essere un gesto gentile, una cortesia, è considerato un modo per onorare la presenza di quel qualcuno a cui si offre, un modo semplice e tutto salentino per dimostrare affetto, riconoscenza, stima o simpatia.

 

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