Paesi e borghi caratteristici del Salento

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Castro vista dal basso. Foto by Quatar via Wikimedia Commons, immagine public domain.

Il Salento è conosciuto soprattutto per la bellezza delle sue coste sia ad est che ad ovest, nonché per alcuni centri di particolare rilevanza artistica e storica come Lecce, Gallipoli, Otranto. Stavolta, però, ci vogliamo soffermare su alcuni piccoli paesi particolarmente caratteristici per come si presentano agli occhi dei visitatori: dei borghi con addosso l’incanto di una certa magia, data da una spiccata atmosfera presente vuoi per la ricchezza storica, vuoi per un certo humus culturale, vuoi per il modo in cui si affacciano sulla costa.

Il paese fortificato di Acaya

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Il Castello di Acaya (avanti) e la Porta di Sant’Oronzo che permetteva l’accesso alla città. Foto by Lupiae (Own work) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons.

Il primo centro che vogliamo prendere come riferimento è “nascosto” di pochi chilometri nell’entroterra salentino. Ci riferiamo ad Acaya, un minuscolo paese che racchiude oggi meno di cinquecento abitanti, tanto da non essere neppure un Comune, ma solo una frazione di Vernole. Si può facilmente raggiungere da Lecce prendendo la provinciale Lecce-Vernole e svoltando per Acaya sulla SP 337 appena dopo Merine. Anche se oggi non è più un “centro del mondo”, proprio qui la Storia ha spesso voluto raccontare importanti vicende dell’uomo.  La sua unicità è quella di essere una delle pochissime città fortificate, venuta alla luce nello stato attuale con la fortificazione del XVI secolo.  In precedenza, la località prendeva nome di Segine, e fu cambiata proprio per volere di Gian Giacomo dell’Acaya che si impegnò nella completa fortificazione.  Essa seguiva una pianificazione militare ben precisa: per questo il centro ha insolitamente sei strade parallele poste tutte alla stessa distanza e tutte della stessa larghezza, intersecate ad altre tre in un complesso dalla forma quadrangolare. Una struttura ben diversa rispetto ai classici centri storici fatti di viuzze contorte cui siamo abituati. Tutt’intorno, sorge una grande cinta muraria, assieme alla Porta di Sant’Oronzo, unica che consentiva l’accesso, e ad un imponente castello dotato di bastioni, fossato e due grandi torrioni. Come il castello, anche la Porta è originale e cinquecentesca, come testimoniano gli stemmi di Carlo V e della famiglia Acaya presenti, ma la Statua di Sant’Oronzo è stata posta sulla sua sommità solo in un secondo momento, durante il Settecento.

L’intera fortificazione fu pensata come struttura difensiva più interna per rispondere agli attacchi saraceni che sbarcavano sulle coste in quegli anni. Se il sistema di torri costiere vicine non riusciva a rispondere efficacemente agli attacchi, allora altri soldati potevano partire da Acaya per un secondo momento di difesa via terra. Il castello è attualmente gestito dall’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce e si può visitare all’interno con un costo minimo di 3 euro ed ospita anche una mostra fissa di architettura contemporanea.

Passeggiando per Acaya, potrete avere la sensazione di essere catapultati indietro nel tempo di diversi secoli e potrete capire com’era organizzata una cittadina fortificata Cinquecentesca.

Sensazione che non si perde del tutto anche con due altri centri abitati vicini e simili tra loro, posti nel Salento sud-orientale: Santa Cesarea Terme e Castro. Entrambi sorgono sulla costa e su di un terreno prettamente collinare. Si distinguono però nelle loro bellezze di tipo diverso.

Le terme e le ville di Santa Cesarea Terme

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Un piccolo porticciolo sulla costa di Santa Cesarea Terme. Foto di Carmelo Raineri.

Santa Cesarea Terme ospita numerose ville ottocentesche volute dai nobili dell’epoca, ed offre meravigliosi scorci sul mare. Si raggiunge da Lecce prendendo l’arteria della Lecce-Maglie e quindi della Maglie-Otranto, per poi proseguire lungo la litoranea SP 358 verso sud per 17 km, oppure in alternativa da Maglie si può proseguire per Poggiardo e quindi raggiungere Santa Cesarea Terme dall’entroterra. In totale, si trova a una cinquantina di km da Lecce.

Questo borgo si è sviluppato proprio grazie alla presenza sulla costa di alcune grotte da cui sgorgano sorgenti di acque sulfuree ad alta temperatura che presentano particolari proprietà curative dei malanni fisici. Le sorgenti e i benefici che portavano agli uomini erano noti fin dai tempi più antichi quattrocenteschi, ma a seguito dei ripetuti attacchi dei saraceni, ogni insediamento umano fu abbandonato. L’interesse attorno a queste acque ritornò grazie alla comunità medica e scientifica verso la metà dell’Ottocento e alcuni decenni dopo furono aperte le Terme al pubblico. Da qui, sorse il notevole interesse della nobiltà locale del tempo, che voleva poter godere sia di un punto di spicco in cui poter ammirare il mare, sia delle cure delle terme. Possiamo affermare, quindi, che si è trattato di uno dei primi veri e propri impulsi al turismo in Italia, sebbene ad uno stato primordiale e riservato solo alle famiglie ricche. Le ville una volta erano molte di più, oggi comunque se ne possono contare almeno una dozzina in ottime condizioni e in stile liberty ispirate al neoclassico, secondo le mode di quei tempi. Villa Raffaella è un maestoso esempio di liberty ed è oggi una struttura che ospita i turisti, ma meravigliosa è anche Villa Sticchi sulla costa nei pressi delle terme, realizzata con ispirazioni egiziane e capace di dominare la costa con la sua grande cupola.

Il centro si caratterizza anche per l’essere realizzato per intero su un territorio fortemente collinare, tanto che le strade si sviluppano su differenti piani ed è possibile raggiungerle una sull’altra a piedi attraverso caratteristiche e bianche scalinate. Ancora più su, il paese lascia il posto ad un bosco di pini di Aleppo dove poter fare trekking o semplicemente raggiungere la zona del Belvedere per ammirare il bellissimo colpo d’occhio della costa da Santa Cesarea fino a Leuca.

Molto in voga è anche la visita delle grotte marine via mare. Molti enti turistici del posto consentono di poter andare in esplorazione in piccoli gruppi lungo la costa tra Santa Cesarea Terme e Castro, alla scoperta dei tanti anfratti e delle tante grotte che possono essere viste e ammirate soltanto in questo modo, comprese le grotte sulfuree da cui hanno origine le terme, vale a dire Gattulla, Fetida, Solfurea e Solfatara.

Se, invece, raggiungete Santa Cesarea Terme principalmente per trarre beneficio alla salute, le Terme restano aperte da maggio a novembre e potete raggiungerle in Via Roma, presso la parte più bassa del paese. Oggi il centro termale è uno dei più all’avanguardia d’Italia e si avvale di consulenza ed innovazioni tecnologiche costanti apportate grazie al lavoro congiunto con l’Università e Centri di Ricerca.

Castro, antichissimo borgo di pescatori

Castro (prima foto in alto) si trova sempre sulla stessa costa, appena 7 km più a sud di Santa Cesarea Terme.

Riesce ad affascinare soprattutto per l’impatto visivo che è in grado di dare nel suo insieme: tante piccole e bianche casette messe una sull’altra quasi come se fossero state accatastate casualmente, assieme a belle chiese ormai “anziane” di diversi secoli.

Geograficamente, e indicato anche dalle segnalazioni, il paese è formato da due aree distinte: Castro Marina e Castro Superiore. È Castro Superiore il borgo di più antica origine, tanto da essere stato già abitato in epoca romana ed essere stato di grande importanza tra il XII e il XVI secolo quando fu sede vescovile. Come in molti altri centri costieri salentini, sono presenti fortificazioni risalenti al Cinquecento, periodo in cui si subì il flagello degli attacchi saraceni via mare e che hanno contribuito forse in modo decisivo al declino della popolazione di questo borgo. A testimonianza della storia di Castro restano anche un Castello cinquecentesco, costruito sulle rovine di un altro più antico, e la Cattedrale assieme al Palazzo Vescovile.

Castro Marina è di origine più recente ed è stato una sorta di “ampliamento” del centro soprelevato, grazie alla presenza del porto, i pescatori trovavano maggior convenienza ad abitare direttamente sul mare, favorendone lo sviluppo. Non vi sono però spiagge e l’acqua è alta, adatta  solo a nuotatori esperti.

La costa di Castro, al pari di Santa Cesarea Terme, è molto ricca di insenature rocciose e grotte. La più importante di tutte, nonché l’unica raggiungibile direttamente via terra è la Grotta Zinzulusa. Questa grotta impressiona per l’enorme grandezza della sua bocca sul mare, risultando molto scenografica a dispetto delle dimensioni ridotte del percorso interno. Il nome deriva da “zinzuli”, cioè il termine dialettale utilizzato per indicare le grandi stalattiti. I turisti possono raggiungerla attraverso una comoda passerella che fiancheggia un grande costone roccioso, per ritrovarsi poi a bocca aperta nel vedere aprirsi all’improvviso l’immenso anfratto già quando si è ancora lontani dall’essere arrivati alle soglie d’ingresso. Molte altre poi sono le grotte raggiungibili via mare. Quella con maggior rilevanza storica, ma non visitabile, è Grotta Romanelli, importante per aver testimoniato la presenza di arte paleolitica mediterranea con i graffiti al suo interno conservatisi per secoli finché non fu riscoperta solo nel Novecento, assieme ai resti di animali antenati dei pinguini che testimoniano le antiche glaciazioni. Altre grotte aperte invece alle visite turistiche via mare sono la Grotta Azzurra, la Grotta delle Streghe, la Grotta Rotundella e molte altre di cui potete leggere approfonditamente su questa pagina.

Possiamo quindi dire che Santa Cesarea Terme e Castro sono due centri antichi che mostrano due sfaccettature differenti per la quale ebbero origine, vale a dire la “villeggiatura nobiliare” (nel caso più recente di Santa Cesarea Terme) e il “piccolo borgo dei pescatori” (nel caso di Castro), mantenendo intatto il proprio fascino.

Calimera, fulcro della Grecìa Salentina e di un antico rito

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La Stele Greca di Calimera. Foto by La Cara Salma (Own work) [CC-BY-SA-3.0 or GFDL], via Wikimedia Commons.

Un altro centro che prendiamo come esempio per la sua caratterizzazione peculiare è Calimera. Il paese si trova a una ventina di km da Lecce e si raggiunge immettendosi dal capoluogo sulla SS 16 in direzione Maglie, uscendo allo svincolo per Martignano, da cui è necessario passare per arrivare subito dopo alla meta.

Calimera si trova al centro del sistema culturale della Grecìa Salentina, un insieme di paesi che sorgono in un territorio dove l’influenza greca si è fatta sentire molto di più attraverso i secoli, determinando la sopravvivenza di un ramo linguistico dialettale ora riconosciuto come una vera e propria lingua a se stante da salvaguardare e tutelare: il griko. Calimera raccoglie il testimone dell’eredità e dell’identità greca, a cominciare dal nome, che deriva proprio dal greco Kalimera, che vuol dire “buongiorno”. In centro troverete numerose chiese e nei giardini pubblici di particolare rilevanza è la stele greca: un dono fatto in segno di identità culturale direttamente dalla città-madre di Atene, proveniente dai dintorni dell’Acropoli e risalente al IV secolo a.C. È stata in seguito inserita in loco in un tempietto di richiamo classico, che reca la scritta in doppia lingua “Straniera tu non sei qui a Calimera”.

Una curiosità particolare che riguarda Calimera è quella della Sacra Roccia di San Vito. Poco lontano da Calimera, nel bosco antico che da sempre è parte della cultura del paese, si trova questo grande blocco megalitico all’interno di un tempio cristiano intitolato a San Vito, incastonato a metà nel mezzo della pavimentazione. Il monolite misura circa un metro di diametro e presenta un foro di 30 cm: proprio a questa fessura sono legate antichissime credenze popolari con caratterizzazioni magiche e religiose, nate fin dai tempi della Magna Grecia ed arrivate fino ad oggi. Il rito più importante, infatti, consiste nell’andare a vedere il monolite il giorno successivo a Pasqua, unica occasione in cui il tempietto viene aperto. I visitatori, quindi attraversano il foro centrale e le credenze vogliono che questo gesto porti a benefici sulla persona, ad esempio maggior fertilità, guarigione di malattie e cancellazione dei peccati. L’origine antichissima del rito è legata alla Grande Madre, divinità primordiale che risale al neolitico e il concetto dell’ottenere maggior fertilità è di una “nuova nascita spirituale” è dato proprio dal foro che metaforicamente rappresenta l’organo riproduttivo femminile.

Neppure il giorno della visita è scelto casualmente: il giorno dopo Pasqua rappresenta esso stesso il momento del rinnovo e della rinascita. Difatti, la Chiesa Cristiana vedendo che questo rito pagano resisteva, convertì il monolite stesso da un senso pagano ad un senso cristiano, costruendogli attorno una chiesetta probabilmente durante il Quattrocento, pitturandolo con affreschi di San Vito e consacrando al giorno dopo Pasqua il tempo dell’attraversamento del foro. Il rito si è così potuto conservare fino ad oggi, associandosi alle usanze odierne di festeggiare il giorno di Pasquetta con una gita nei dintorni. Per questo, gli abitanti del posto sono soliti passare questo giorno nelle campagne circostanti il tempietto, mangiando insieme, bevendo e giocando come una qualsiasi altra Pasquetta, ma prima di ciò è comunque un obbligo beneaugurante passare dal foro. Nell’area si tengono poi una serie di balli di pizzica e canti in lingua grika.

Con questa lunga carrellata, abbiamo cercato di darvi un ampio input su quelli che sono alcuni tra i più caratteristici borghi salentini, forse meno rinomati di altri, ma sicuramente meritevoli di essere conosciuti…a voi il piacere di scoprirne tanti altri nei dintorni!

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Un pensiero su “Paesi e borghi caratteristici del Salento

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