Torri costiere in Salento: viaggio tra fascino e storia

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torre costiera Salento

(credit photo: GFDL con disclaimer, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=564793)

Conosciuto per la bellezza del Barocco, ammirato e studiato con meticolosità da appassionati e critici d’arte, ma anche con occhio da semplice turista, il Salento racchiude secoli di storia che si dipanano tra costruzioni antiche e grotte rupestri, città e monumenti che raccontano di due civiltà, quella marina e quella contadina, che viaggiano di pari passo, raccontando di una terra in cui si intrecciano affascinanti leggende, storie, colori e costruzioni come le torri costiere.

Un viaggio ha sempre bisogno di un itinerario e un inizio che aiutino a consolidarne le tappe e a far vivere appieno il percorso, per questo cominciamo con seguire il sentiero segnato, a mo’ di mappa, dalle torri costiere che svettano sulle coste di questa parte di sud, raccontando il fascino che ne avvolge le muraglie erose dal vento e dalla salsedine.

Risalenti quasi tutte al XV e XVI secolo, molte altre di difficile datazione, le torri costiere vennero fortificate per necessità, considerando soprattutto la posizione geografica del Salento, luogo predisposto e soggetto a diversi e ripetuti attacchi via mare.

A testimonianza del pericolo che i cittadini correvano ogni qual volta si verificava un attacco, resta la rinomata battaglia di Otranto del 1480 a opera dell’esercito ottomano, che sbarcò sulla spiaggia a nord della città idruntina (ancora oggi chiamata Baia dei Turchi), ponendo sotto assedio la popolazione che cercò, invano, di trovare riparo all’interno delle mura.

Anche da qui l’esigenza di fortificare torri di avvistamento in questa parte di territorio così importante, vera e propria cerniera tra l’Europa e il Mediterraneo.

La costruzione delle Torri

torri costiere Salento

Credit photo: Carmelo Ranieri

Una serie di torri costiere si abbarbica sulle coste salentine, rincorrendosi in una serpentina quasi infinita che va da Otranto a Leuca, sino ai litorali più bassi e sabbiosi del neretino e ugentini, dagli Alimini a San Cataldo.

Opere imponenti e, come tali, ovviamente dispendiose, tanto da essere portato avanti solo grazie a una sorta di compromesso: l’edificazione o l’acquisto totale da parte di un privato, che si occupava di erigere e quindi controllare totalmente la torre. Il privato, a questo punto, prendeva il nome di “capitano di torre”, che doveva vigilare sulla sicurezza di quel tratto di costa, intento a scrutare il mare e le sue maree.

Mappa torri costiere

Antica mappa torri costiere (1741-1742)
Fonte foto: Le Guide Verdi- Congedo Ed.re

L’edificazione di ogni torre presupponeva un contratto specifico con un capomastro, il quale doveva ovviamente attenersi ai parametri costruttivi esposti, ricavando il materiale da utilizzare nel luogo che riteneva più vantaggioso, ma in ogni caso a titolo gratuito (le modalità di pagamento della fortificazione venivano specificate in un altra sezione del contratto). Due gli obblighi a cui erano sottoposti i capomastri: edificare utilizzando esclusivamente acqua dolce (sarebbe stato semplice, infatti, cadere in tentazione di usare acqua del mare così vicino), che favoriva l’impasto e la durezza della malta; posare le fondamenta su una base solida, in genere rocciosa. Se la torre doveva essere edificata in uno spazio cedevole, si raccomandava il rinforzo del piano con pali e malta.
Un censimento del 1749 ha evidenziato che le torri di avvistamento ancora integre disseminate sulle coste erano circa un’ottantina: oggi molte sono state soggette a crolli importanti e il numero è diminuito.

 

 

 

 

 

 

Ecco come sono distribuite, oggi, le più importanti torri di avvistamento salentine:

Nord
Torre Specchiolla, Rinalda, Veneri, Chianca e San Cataldo
. Quest’ultima pare fosse già presente sul territorio a partire dal 1485. Alcune di queste hanno la parte superiore del tronco piramidale dimessa o diroccata, ma sono ancora ben evidenti.

Marine di Melendugno:
Torre Specchia Ruggeri, San Foca, Roca vecchia, Dell’Orso. La prima a base quadrata, mentre Torre Roca vecchia è quasi totalmente crollata, lasciando intravedere ai visitatori la volta interna.

Otranto:
Torre Sant’Andrea, Fiumicelli, Santo Stefano, Torre del Serpe,  dell’Orte, Sant’Emiliano. La prima ospita, oggi, gli uffici della Capitaneria di Porto, mentre Torre del Serpe era un antico faro cittadino, fatto restaurare da Federico II.

Santa Cesarea- Castro:
Minervino, Monte Saraceno, Miggiano, di Castro, di Lupo, di Andrano. Torre Miggiano, nello specifico, segue le forme delle torri tipiche dei castelli aragonesi, con la forma cosiddetta “a rondella”. La Torre dii Andrano è quasi del tutto crollata.

Leuca – Ugento
Nei dintorni di Leuca vediamo Torre Sasso, Palane, Naspre, di Specchia Grande, di Ricco, di Novaglie, di Ominimorti. Torre di Naspre, a pianta circolare, ha una posizione davvero affascinante, direttamente su una rupe a picco sul mare.  Procedendo verso Ugento troviamo, ancora, la Torre di Marchiello,  oggi un rudere, Torre San Gregorio, Torre Vado, Torre Pali, Torre Mozza, Torre San Giovanni. Quest’ultima, soggetta nel 1569 a un feroce attacco dei Turchi, che tentarono di demolirla inutilmente, mostra ancora oggi i segni.

Gallipoli- Nardò:
Il litorale in questa parte mostra Torre Suda, oggi restaurata completamente e sede di mostre stagionali e sfruttabile come locazione per matrimoni civili, del Pizzo, San Giovanni della Pedata, Sabea, dell’Alto Lido, del fiume, Santa Maria al Bagno, Santa Caterina, dell’Alto, dell’Uluzzo, dell’Inserraglio.

Porto Cesareo:
Sant’Isidoro, Squillace, Porto Cesareo, Chianca, Lapillo, Castiglione, Colimena, Saline, Barraco, dei Molini, di San Pietro in Bevagna. Questa in particolare è una zona ricchissima di costruzioni torriere, proprio per via dell’alto tasso di incursioni a cui era soggetta.

Ognuna di queste torri di avvistamento prevedeva  a piano terra la costruzione di una cisterna, le cui dimensioni erano indicate al capomastro all’interno del contratto stipulato prima della costruzione. Un minuzioso lavoro di canalizzazione effettuato all’interno dello spessore della muratura consentiva di raccogliere e far defluire le acque pluviali che provenivano dal terrazzo. Ogni porta d’ingresso prevista doveva essere dotata di caditoie, così come dovevano avere caditoie tutte le aperture delle torri, ognuna di dimensioni ben precise.

Come già detto, spesso il lavoro di edificazione era rallentato da intoppi burocratici, qualche furbizia da parte dei capomastri che spesso cedevano il contratto ad altri costruttori, facendo sì che il lavoro procedesse a salti.

I crolli cospicui di una gran numero di torri costiere, tra l’altro, testimonia la poca cura che ci fosse ai tempi delle costruzioni. Quel che resta da ammirare, oggi, a maggior ragione, è un patrimonio da tutelare e riscoprire ogni giorno con occhi pieni di meraviglia e ammirazione nei confronti di quelle “sentinelle del mare” che continuano a punteggiare i nostri tratti di costa, rendendoli unici in tutto.

 

 

 

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