Dal 18-02-2007 Al 20-02-2007
Localita': Gallipoli
Carnevale e Lu Tidoru a Gallipoli
Da sempre il popolo gallipolino pratica, quasi con ostentata teatralita', eppure con convinta partecipazione e con gaia esuberanza, la parentesi carnevalesca, che lega, forse inconsapevolmente, a trascorsi paganeggianti.
Il Carnevale, inizia col bruciare all'aperto sulle pubbliche piazze cataste enormi di ramaglie d'ulivo.
E' il rito delle 'Focareddhe' che, dedicate al patrono cristiano del fuoco, S. Antonio Abate, si accendono agli incroci della citta'.
La maschera tradizionale del popolo gallipolino e' 'lu Tidoru', Teodoro. Narra la tradizione che Teodoro, un giovane soldato gallipolino, fosse stato trattenuto, con grande dolore della madre sua, lontano dalla sua terra pur coltivando la grande speranza di poter ritornare alla sua casa prima della fine del Carnevale, nel periodo cioe' in cui tutti potevano godere dell'abbondanza del cibo e delle carni prima dell'avvento della Quaresima che la Chiesa destinava alla penitenza e all'astinenza.
Ed in questo senso erano state rivolte a Dio le preghiere della madre sua, la 'Caremma', che, per tanto supplicare aveva ottenuto una proroga di due giorni ('i giurni te la vecchia') al periodo stabilito, affinche' suo figlio potesse partecipare di tanta abbondanza.
Il martedi' successivo Teodoro ritornato finalmente in patria si tuffa nel turbinio frenetico dei balli e delle gozzoviglie cercando incontenibile di recuperare tutto il tempo inutilmente perduto. Racconta il popolo immaginifico che Teodoro consumasse, in quel tragico martedi' grasso, quintali si salsicce e polpette di maiale ingozzandosi alla fine tanto da rimanerne strozzato.
Con Teodoro moriva anche il Carnevale, i piaceri terreni e a nulla valevano i gemiti di dolore ed i disperati pianti intorno alla bara, che oggi e' rievocata portando in giro per la citta' disteso morto su di un carro un pupo, spesso di paglia e pianto da prefiche scarmigliate, urlanti frizzanti lazzi popolareschi.