Brindisi

 

 Storia Porto Le Chiese Il Centro Storico e i Monumenti

Città

Vista Lungomare Brindisi
Foto di Eduard Marmet

 

Una città pugliese densa di fascino e storia, Brindisi, a partire dall’etimologia del suo nome e dalle leggende sulla sua fondazione.
Il nome Brindisi deriverebbe dal termine “brunda”, toponimo latino Brundusium, che riprende il massapico Brention, ossia “testa di cervo”:
Il nome della cittadina pugliese, infatti, pare proprio essere stato scelto per via della forma, a testa di cervo, appunto, del suo porto, da sempre considerato uno tra i più sicuri sul mar Adriatico, e punto di snodo centrale in passato, ma attivo anche ora.

 


Cenni storici


La leggenda vuole che Brindisi sia stata fondata dal figlio di Ercole, Brunto, e da lì è sempre stata oggetto di studio per via dei numerosi insediamenti che la caratterizzarono sin dall’antichità-  La fondazione vera e propria è da attribuire ai Messapi, risalente al VIII secolo a.C., che la portarono a gran splendore grazie alla lavorazione di metalli e bronzo, che consentivano la fabbricazione di armi e monete. Il periodo di massima, in realtà, Brindisi lo ebbe durante tutto il periodo dell’Impero Romano, quando i romani si stabilirono nella città, colonizzandola e rendendola punto di snodo focale delle proprie attività militari e commerciali nel corso dei propri scambi con l’Oriente, sfruttando l’affaccio sul mondo che offriva la presenza del porto. Brindisi fu così collegata a Roma tramite la via Appia e la Traiana, e vide una serie di edificazioni che la resero all’avanguardia, dalle terme, all’anfiteatro, all’acquedotto.

Fu con il crollo dell’impero romano che la città cominciò a subire la dominazione di popolazioni come Ostrogoti, Greci e Goti, che si prolungò sino all’avvento dei Normanni, a cui si attribuisce un totale restauro e un nuovo momento di gloria. Brindisi divenne una vera e propria Porta d’Oriente, e fu poi grazie agli Svevi, che si susseguirono ai Normanni, che la città continuò a essere in auge, sino a una nuova determinante dominazione che la vide cadere in mano agli Spagnoli.


Carestie ed altre piaghe nel Settecento sottoposero la città a problemi di una certa rilevanza e solo un secolo dopo, con l’arrivo di re Fernando II Brindisi vide un vero e proprio manifesto di rilancio delle attività, a partire dall’avviamento di un collegamento navale, la Valigia delle Indie, che permise collegamenti navali siano a Bombay. La prima guerra mondiale trasformò la città in un importante teatro di diverse operazioni navali nazionali, ma venne bombardata ripetutamente da incursioni aeree nemiche, e sarà opera poi di Mussolini la ristrutturazione di parte della città e del porto stesso. Nel 1943 con lo sbarco di Re Vittorio Emanuele III e la regina, Brindisi diviene capitale d’Italia per quasi un anno.

 

Il porto

 

Autore Foto: https://www.flickr.com/photos/kokuziu/

 

La singolare forma a testa di cervo del porto brindisino.

 Come già anticipato, la morfologia del porto di Brindisi ricorda perfettamente i tratti di una testa di cervo. Incuneata tra la costa, l’insenatura naturale da cui origina è suddivisa in tre bacini:

- Il porto esterno
- il porto medio
- il porto interno, che si dirama in Seno di Ponente, zona adibita a porto militare ancora oggi, per la porzione più grande, e Seno di Levante, come porto commerciale.


Tutte e due le diramazioni avvolgono una parte della città “vecchia”.

La morfologia originaria, risultato dell’erosione dei corsi d’acqua, contava anche una terza diramazione, poi coperta nel XVIII secolo, che si localizzava nel punto esatto in cui oggi c’è Corso Garibaldi. L’operato dell’uomo, dunque, ha visto nel corso del tempo modificare la struttura originaria dell’ansa portuale, ma nonostante ciò Brindisi ha mantenuto la sua funzione di punto centrale e di snodo, scalo fondamentale e privilegiato tra Italia, mediterraneo orientale e Grecia.

 

Le chiese


Punteggiata da monumenti e chiese di rilevanza storico artistica non indifferente, Brindisi ha visto diversi di questi capolavori distrutti dal terremoto che dilaniò la città nel 1743.

La Basilica di San Giovanni Battista, ossia la Cattedrale brindisina,  fu una di quelle chiese edificate nel 1089, con deposizione della prima pietra a opera di papa Urbano II e con prosecuzione dei lavori che la videro compiuta nel 1143.
La cattedrale, dopo il terremoto, venne ricostruita e fu oggetto di numerosi interventi di restauro, conservando però la planimetria basilicale e la posizione attuale della facciata, ripartita in tre fasce corrispondenti alla navata centrale e alle due navate laterali.

Foto di BrindisiWeb.it


Ai lati esterni della cattedrale svettano un campanile e il palazzo del seminario, mentre all’interno sono ancora visibili alcuni frammenti del pavimento originario, oltre a custodire diverse opere su tela di vario pregio, disseminate tra sacrestia, altari e alcune cappelle.


Una di quest’ultime accoglie le reliquie del santo patrono della città, San Teodoro, che si affianca alla protezione invocata anche a San Lorenzo.

 

Santa Maria degli Angeli

Ph. Mirabilia Sistemi

Panoramica di Santa Maria degli Angeli, fonte foto Brindisiweb

Un’altra chiesa di pregio, costruita nel XV secolo a opera del frate locale Giulio Cesare Russo, futuro San Lorenzo da Brindisi, è quella di Santa Maria degli Angeli, che nell’edificazione originaria constava anche di un attiguo monastero delle clarisse cappuccine, che fu poi abbattuto nei primi del Novecento.

La facciata, interamente realizzata in carparo come la struttura stessa, apre su un interno a croce latina, in cui l’unica navata accoglie quattro cappelle, mentre sui lati è possibile ammirare tele antiche che adornano magnificenti altari barocchi. Il pulpito, risalente al Seicento, è in legno dorato, ma per apprezzare maggiormente la bellezza di questa chiesa occorre alzare la testa, per ammirare il soffitto ligneo della navata e del transetto.

 

Santa Maria del Casale


Situata nei pressi dell’aeroporto, che prende il nome, la Chiesa di Santa Maria del Casale

è una meraviglia dell’arte romanico-gotica del XIII secolo.
Costruita seguendo un’alternanza cromatica di carparo e pietra bianca, che si ritrova in tutta la struttura, la chiesa vede sul portale un protiro pensile che ripete lo schema architettonico della facciata, che dona un’eleganza innata all’edificio.
L’interno accoglie una serie di affreschi bizantini riscoperti solo lo scorso secolo, dopo attenti lavori che li hanno stanati dall’occultamento dato da calce spenta e altari.

Entrando è possibile dunque ammirare "Il Giudizio Universale","L'albero della Croce","L'Annunciazione","L'Allegoria del Giglio Angioino", "La Vergine tra Cavalieri", "La Vergine col Bambino e Sante"; "Le Storie della Passione", "Deposizione", "Cristo nella Tomba", "Marie al Sepolcro", "Nozze di Cana", "Cenacolo", "Pentecoste"; "Cristo in Trono fra Angeli", "Natività", "Crocifissione", "l'Annunziata", "Storie di S.Caterina" e "La Madonna con Bambino".
Altre chiese presenti e da visitare, su Brindisi, sono quella di San Benedetto, la Chiesa dei Domenicani, Santa Lucia, Santa Teresa, San Paolo Eremita.


Il centro storico e i monumenti

Il centro storico di Brindisi è uno dei punti più interessanti da scoprire, ancora oggi avvolto dalle mura aragonesi e dai torrioni strategici come il Bastione San Giacomo, in cui oggi è possibile ammirare mostre d’arte e scoprire il cartello di eventi, e il bastione attiguo a Porta Mesagne, la più antica porta della città.  
Come Porta Mesagne, il centro storico custodisce un’altra porta, Porta Lecce, originariamente edificata, come le mura, per proteggere l’accesso alla città.

Piazza Cairoli, cuore della cittadina, possiede al centro la Fontana delle ancore, una costruzione che è un continuo richiamo al mare che domina Brindisi e che ricorre in diversi altri elementi, con le sue quattro grandi ancore da cui sgorga l’acqua della fontana.

 

Il Castello Svevo (o Castello di terra)

Foto Comune di Brindisi

Tra i più importanti monumenti della città è d’obbligo cominciare, senza voler togliere lustro o spazio a nessuno dei tanti che la costellano, dal Castello Svevo, edificato nel 1227 da Federico II con affaccio sul porto interno, inizialmente a scopo difensivo.
Il castello è denominato anche Castello di terra, per distinguerlo dal Castello Alfonsino (o Castello di mare, appunto), edificato sull’Isola di Sant’Andrea, sul lato esterno del porto di Brindisi.

Fu nella metà del XV secolo, con l’introduzione di nuove armi belliche come quelle da fuoco, che il castello venne provvisto di una ulteriore cinta muraria, molto più spessa, e venne coperto il fossato per la creazione di nuovi ambienti, con lo scopo di accogliere anche la popolazione in caso di emergenza.
Una costruzione per quei tempi piuttosto futuristica e sostenibile, se si pensa che venne edificato con scarti di materiali provenienti da vecchie muraglie e altri monumenti caduti in disuso o rovinati, che vede ancora oggi l’edificio svilupparsi attorno a un cortile a pianta quadrangolare trapezoidale, circondato da una muraglia dotata di un imponente maschio, ossia una torre di altezza superiore alle altre che fungeva da entrata al castello. Le altre sei torri, a pianta circolare, pentagonale e quadrata fanno parte del nucleo originario riconducibile al periodo svevo.

Il castello, nel tempo, ha visto diversi interventi volti ad assicurare una difesa più efficiente, soprattutto quelli che hanno visto la realizzazione della Batteria di Levante e del Baluardo della Campanella, sul versante marino, e nel corso delle due guerre mondiali ha rivestito il ruolo di importante base navale.

 

 

Castello Alfonsino

Foto Comune di Brindisi

Denominato anche Castello di mare, per distinguerlo come dicevamo sopra dal Castello Svevo, quest’edificio è collocato sull’Isola di Sant’Andrea, e ha subito nel corso degli anni diversi crolli e ricostruzioni.

Un’opera piuttosto complessa, dotata di un piccolo porto interno, edificata in una posizione strategica a scopo prettamente difensivo, costituita da due parti ben distinte: Il Castello rosso, chiamato così per il carparo che venne utilizzato per la costruzione e il Forte a Mare, che fu costruito successivamente per evitare sbarchi e conseguenti attacchi al castello.
Quest’ultima costruzione, occupando solo una porzione dell’isola, venne isolata praticando un taglio nella roccia, il cosiddetto canale vicereale.  Fu nel 1869 che venne poi costruita la diga di Bocche di Puglia, che con i suoi oltre quattrocento metri di lunghezza collega l’isola alla terraferma.
Nonostante il complesso sia ancora in fase di restauro, che volge ormai al termine, la struttura è visitabile e ospita in genere eventi che testimoniano un lato della città in pieno fermento ed attività culturali.

 

 

Le colonne del Porto

Simbolo della città da sempre, le colonne sono la testimonianza di un monumento celebrativo di eventuali e auspicabili vittorie militari, nonostante siano indicate dai più, ancora oggi erroneamente, come simbolo della fine della via Appia.  Nel corso degli anni sono state oggetto di numerosi studi e ipotesi, per lo più errate, tra cui quelle che le volevano fari per i naviganti in arrivo al porto brindisino, supporti per una lampada che si supponeva poggiasse su entrambe le colonne. Situate presso il porto cittadino, delle due colonne solo una è rimasta integra dopo il crollo della seconda nel 1500, ed è sormontata da un capitello corinzio decorato, in cui si identifica il dio Nettuno rivolto verso il mare.

Della seconda colonna, crollata esattamente nel 1528, è rimasta solo la base e un rocchio, quest’ultimo donato a Lecce e ancora oggi parte integrante della colonna di Sant’Oronzo posta nell’omonima piazza del centro. Una colonna che aveva un capitello originario in cui erano rappresentate quattro figure femminili e principi persiani, ma che fu rimaneggiato e lavorato interamente prima di venire poi eretto in Piazza Sant’Oronzo.

Entrambe le colonne sono state soggette a restauri multipli, e nel 1940 durante la seconda guerra mondiale, la colonna rimasta integra venne addirittura smontata e messa in sicurezza, per poi venire rimontata, in maniera piuttosto imprecisa, nel 1948.

 

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