Dolmen

Dolmen Li Scusi SalentoPer poter stringere in un unico grande abbraccio tutto il Salento, non è sufficiente conoscerne la storia, ma bisogna risalire alla sua preistoria, precisamente al IV millennio a.C., periodo stimato di nascita dei dolmen.

Si tratta di monumenti megalitici, costituiti da blocchi di pietra, e non è un caso, perciò, che il termine, di origine bretone, significhi “tavola di pietra larga”. In particolare, la loro architettura prevede un ingresso che guarda ad oriente e più lastre verticali che sorreggono una o molteplici coperture orizzontali, quest'ultime (pare) giustificate dalla necessità di far divieto agli animali selvatici d'ingresso nelle celle funerarie. Proprio così, perché la funzione di tombe è una delle più accreditate per queste strutture preistoriche, ma si pensa anche ad altari o simboli propiziatori della fecondità.

 

I dolmen sono localizzati in tre zone della Puglia: a nord di Taranto, sul litorale barese e nella penisola salentina. Vi segnaliamo, in particolare, quelli che poggiano sul “Tacco d'Italia”.

 

A Minervino di Lecce (circa 13 km a sud-est della città di Maglie) c'è il dolmen “Li Scusi”, un monumento megalitico “da primato”: non solo, infatti, si tratta del primo rinvenuto in Puglia (nel 1879), ma è al secondo posto della classifica regionale anche per le dimensioni (segue solo a Bisceglie). Alto 1 metro, è composto da otto pilastri che sostengono la lastra orizzontale, mentre il nome (dal fondo che lo ospita) alluderebbe ad un'ipotetica funzione di nascondiglio. Lo si può osservare sulla strada per Uggiano la Chiesa, inserito in una zona rurale particolare, dov'è stato allestito il “Parco culturale del dolmen Li Scusi”: un progetto di valorizzazione del territorio che si concretizza in un percorso naturalistico tra muretti a secco, ulivi secolari e sentieri di campagna

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A soli 4 km dal Parco, farete il vostro ingresso nel “Giardino megalitico d'Italia”: siamo a Giurdignano, paesino noto a livello nazionale per il più alto numero di monumenti in pietra. Sono sette i dolmen integri che s'incontrano qui: dal cosiddetto “Orfine” (alto circa 1 metro) al “Peschio” (scoperto nel 1910); dal “Chiancuse” (di cui è visibile solo la lastra di copertura) ai “Grassi” (due dolmen “gemelli”, unici in Italia); dal “Gravasce” allo “Stabile” (si pensa, per quest'ultimo, ad un altare). La Pro loco di Giurdignano allestisce esclusivi percorsi a piedi, anche di notte, in bicicletta o in carrozza.

 

Ventiquattro chilometri a nord di Giurdignano, la città di Melendugno è lo scrigno che custodisce ben due dolmen: il “Placa” e il “Gurgulante”. Il primo, scoperto nel 1909, si trova sulla provinciale per Calimera, nel fondo omonimo, ed è formato da 7 blocchi che sorreggono una copertura irregolare. Anche il secondo, alto 90 cm, prende il nome dalla campagna in cui è collocato, sempre sulla stessa strada del “Placa”.

A Salve, infine, 12 km da Santa Maria di Leuca, sono osservabili i ruderi del dolmen Cosi, a poca distanza dalla provinciale 91. È stato scoperto nel 1968 da Giovanni e Paolo Cosi, e al suo interno sono stati rinvenuti resti umani (denti e d ossa), cocci di terracotta ed un frammento di ossidiana. A circa 600 metri, risiede il dolmen Argentina – Graziadei, che può vantare uno stato di conservazione migliore rispetto al “Cosi”.

 

Che dire altro? Benvenuti nella “Stonehenge” del Salento.

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