I Frantoi Ipogei

frantoiipogei“Miniere d'oro verde” si nascondo nel sottosuolo salentino. No, non è una bizzarra notizia dell'ultima ora, anzi è antichissima e fa riferimento alla rete di quei frantoi ipogei che producevano il pregiato olio d'oliva a partire dai frutti esclusivi dei maestosi ulivi secolari, alberi sacri e leggendari nelle varie epoche della storia umana.

 

Il perché la maggior parte di questi centri di produzione fosse scavato nella roccia, è presto spiegato: a seguito dei contatti coi Bizantini nel IX secolo, l'economia e il commercio dell'olio (non solo esportato, ma anche condimento base dell'alimentazione contadina) prese il posto di quella del grano (perciò i “trappeti” sorsero sulle rovine dei granai d'età messapica); inoltre l'ambiente sotterraneo assicurava una migliore conservazione del prezioso liquido, oltre a mettere la “ciurma” al riparo dagli sguardi indiscreti dei nemici.

 

Certo, non siamo su una nave, ma la terminologia del suo equipaggio veniva usata per indicare i vari attori del processo: se la “ciurma” era la squadra degli operai (detti anche “trappitari”), il supervisore era il “Nachiro” (il padrone della nave). I primi lavoravano ininterrottamente nel periodo compreso, all'incirca, tra novembre e maggio, durante il quale vivevano stabilmente all'interno dei frantoi, allontanandosi (quelli più vicini alla rispettiva abitazione) solo per le feste comandate.

 

Non solo gli uomini, ma anche gli animali popolavano il “trappeto”: per loro c'erano degli ambienti adibiti a stalle, mentre in altri erano collocate le “sciave”, depositi per le olive raccolte, prima che fossero schiacciate dalla ruota (fatta girare da un mulo bendato) e sottoposte, infine, alla pressatura (dopo aver fatto riposare il composto nei “fisculi”).

La leggenda vuole che ad animare il frantoio fossero anche speciali esseri, né umani né animali, i cosiddetti “uri”, descritti come folletti dispettosi e fastidiosi.


Se l'esistenza di queste creature si perde nelle trame del mito, storica e documentata è la presenza dei “trappeti” in vari centri del Salento.

A Gallipoli, è visitabile il frantoio oleario del 1600, ospitato dal sottosuolo di Palazzo Granafei (che prende il nome dai proprietari ottocenteschi, ma è di fattura rinascimentale) in via Antonietta De Pace, tra le stradine del centro storico.

 

Presicce, fra '700 e '800, era addirittura nota come “città sotterranea”, a causa dell'alto numero di frantoi ipogei (oltre 30), nascosti sotto la piazza principale, che producevano quell'olio lampante destinato ai mercati di tutta Europa, ma anche all'illuminazione locale. Un caso unico, forse dovuto alla presenza di varie falde acquifere superficiali.

Altri centri rinomati per la produzione dell'olio erano Morciano di Leuca (con una ventina di frantoi) e Sternatia, dove l'unico visitabile ancora oggi (fra i 19 totali) è quello di Porta Filia, nel sottosuolo dell'antico giardino del palazzo marchesale Granafei.

 

A Noha (frazione di Galatina), c'è il frantoio del Casale (da recuperare), proprio davanti al portone del Castello: un ambiente di 300 mq che ospita un sedile scavato nella roccia ed ha una volta ricoperta da stalattiti.

 

A Vernole, infine, nei sotterranei di piazza Vittorio Veneto si nasconde il frantoio Caffa del 1500: operativo fino ai primi del '900, è stato poi ristrutturato nel 1999.

 

La foto è di proprietà della Proloco di Torre Santa Susanna http://www.prolocotorre.it/Trappeti.html

 

Commenti (1)

  1. Antonio

nel 18simo secolo l'olio lampante (quello per le lampade e lilluminazione) salentino, in particolare quello che partiva dal porto di Gallipoli, era addirittura quotato alla borsa di Londra.
Ero uno dei migliori in tutta Europa.

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