La storia Salentina

La storia del Salento comincia all’interno delle sue grotte, le più antiche abitazioni dei primi uomini. Antri ricchi di storia, anzi di preistoria, dagli utensili di selce ai graffiti, dalle pitture ai resti umani e animali, il tutto a riprova del fatto che il “Tacco d’Italia” fu abitato fin dal Paleolitico medio, cioè circa 80mila anni fa, l’epoca dell’uomo di Neanderthal. Grotta Romanelli a Castro, Grotta dei Cervi a Porto Badisco e Grotta della Poesia a Roca Vecchia (insieme ai monumenti megalitici: dolmen, menhir e specchie), per secoli, hanno custodito le testimonianze più preziose per recuperare il passato meno noto.

 

La storia inizia, invece, alla luce del sole, coi Messapi, probabilmente provenienti dall’Illiria, che diedero vita ad un’unione di sedici città in perenne rivalità con Taranto, il che avrebbe favorito, a lungo termine, la discesa dei Romani nel Salento. Le principali testimonianze della civiltà messapica sono oggi conservate al Museo “Sigismondo Castromediano” di Lecce e al Museo “Colosso” di Ugento.

 

Sotto la dominazione romana, poi, ultimata nel 260 a.C. circa, il Salento conobbe un’importante fioritura dei centri urbani, rinnovati nelle infrastrutture e nelle opere pubbliche. In cambio, i Romani potevano usufruire della posizione strategica del porto di Brindisi che ben prometteva per la conquista della Grecia e dei Balcani.


Ma la fama e la centralità di Brindisi durarono ben poco e, già nel VI secolo, il nuovo protagonista fu il porto di Otranto. In questo periodo, dell’Alto Medioevo, il Salento cadde sotto l’influenza di Longobardi e Bizantini che, nel 757, si accordarono per spartirsi le aree su cui esercitare il rispettivo potere. Da questa distribuzione delle terre, sarebbe nata, nel sud della penisola, l’isola linguistica della Grecìa Salentina, perché il popolo bizantino favorì l’immigrazione dei Greci.

 

Nel IX secolo, oramai i Bizantini erano i padroni incontrastati del Salento, avendo messo ko i Longobardi, ma dovettero fronteggiare le incursioni saracene.
Ma la serie dei popoli che fecero “visita” alla terra salentina non si arresta certo qui. Nell’anno 1000 fu la volta dei Normanni prima e degli Svevi poi: sotto il loro dominio, si potenziò soprattutto l’apparato delle fortificazioni del territorio, oltre alle riforme politiche e all’istituzione di uno stato feudale.

 

Dopo la morte, avvenuta nel 1266, del sovrano Manfredi, ultimo rappresentante degli Svevi, s’impose il dominio degli Angioini con Carlo d’Angiò, e questa fase storica fu caratterizzata dalla lotta contro gli Aragonesi, chiamati in aiuto dagli antichi feudatari normanno-svevi che mal tolleravano la nuova dinastia.

 

Il periodo della dominazione aragonese fu uno dei più oscuri della storia del Salento: nel 1480 avvenne il famoso e tragico eccidio degli otrantini ad opera dei Turchi, per aver rifiutato la conversione all’Islam; l’epoca in questione è ricordata anche per la maggiore concentrazione di invasioni nemiche, tanto che il sovrano spagnolo Carlo V ordinò la costruzione e la ristrutturazione delle numerosissime torri di avvistamento visibili ancora oggi, in gran parte, soprattutto sulla costa che fa capo al territorio di Nardò.

 

Nuove strade e nuovi porti, invece, furono realizzati durante il periodo borbonico che cominciò nel 1734. Per l’autonomia amministrativa, il Salento dovette aspettare l’annessione al Regno d’Italia: nel 1865 si diede vita alla provincia di Lecce, mentre quelle di Taranto e Brindisi furono istituite durante il ventennio fascista.

 

Se, sotto il Fascismo, il Salento conobbe un certo sviluppo in tutti campi, nel secondo dopoguerra fu interessato dal fenomeno di emigrazione al Nord, a causa delle rovinose condizioni economiche, per poi conoscere una fioritura industriale negli anni ’60.

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